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29 settembre 2007

La Formica Felice

a cura di Giovan Battista Verando - gbverando.laformica@gmail.com

Tutti i giorni, molto presto, arrivava in ufficio la Formica produttiva e felice. Lì trascorreva i suoi giorni, lavorando e canticchiando una vecchia canzone d'amore.
Era produttiva e felice ma, ahimè, non era supervisionata.
Il Calabrone, gestore generale, considerò la cosa impossibile e creò il posto di supervisore, per il quale assunsero uno Scarafaggio con molta esperienza. La prima preoccupazione dello Scarafaggio fu standardizzare l'ora di entrata e di uscita e preparò anche dei bellissimi report. Ben presto fu necessaria una segretaria per aiutare a preparare i report, e quindi assunsero una Ragnetta, che organizzò gli archivi e si occupò del telefono.
Intanto la formica produttiva era felice e continuava a lavorare.
Il Calabrone, gestore generale, era incantato dai report dello scarafaggio supervisore, e così finì col chiedere anche quadri comparativi e grafici, indicatori di gestione ed analisi delle tendenze. Fu quindi necessario assumere una Mosca aiutante del supervisore e fu necessario un nuovo computer con stampante a colori.
Ben presto la Formica produttiva e felice smise di canticchiare le sue melodie e cominciò a lamentarsi di tutto il movimento di carte che c'era da fare.
Il Calabrone pertanto concluse che era giunto il momento di adottare delle nuove misure: crearono la posizione di gestore dell'area dove lavorava la Formica produttiva e felice. L'incarico fu dato ad una Cicala, che mise la moquette nel suo ufficio e fece comprare una poltrona speciale.
Il nuovo gestore di area chiaramente ebbe bisogno di un nuovo computer, e quando si ha più di un computer è necessaria una Intranet.
Il nuovo gestore ben presto ebbe bisogno di un assistente (Remora, già suo aiutante nell'impresa precedente), che l'aiutasse a preparare il piano strategico e il budget per l'area dove lavorava la Formica produttiva e felice.
La Formica non canticchiava più ed ogni giorno si faceva più irascibile.
"Prima o poi dovremmo commissionare uno studio sull'ambiente lavorativo" disse la Cicala.
Ma un giorno il gestore generale, mentre rivedeva il bilancio, si rese conto che l'unità nella quale lavorava la Formica produttiva e felice non rendeva piu tanto.
E cosi contattò il Gufo, prestigioso consulente, perchè facesse una diagnosi della situazione.
Il Gufo rimase tre mesi negli uffici ed emise un cervellotico report di vari volumi e di vari milioni di euro, che concludeva con la frase: "Troppa gente lavora in questo ufficio."
Cosi il gestore generale seguì il consiglio del consulente e licenziò la Formica (ormai ben lungi dall'essere felice).
Morale: Non ti venga mai in mente di essere una Formica produttiva e felice: è preferibile essere inutile e incompetente, perchè è risaputo che gli incompetenti non hanno bisogno di supervisori. Se nonostante tutto sei produttivo, non mostrarti mai felice, perchè non te lo perdonerebbero: inventati ogni tanto qualche disgrazia, qualcosa che generi compassione. Se invece ti ostini ad essere una Formica produttiva e felice, mettiti in proprio: almeno non vivranno sulle tue spalle calabroni, scarafaggi, ragnetti, mosche, cicale, remore e gufi.




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29 settembre 2007

La formica argentina

a cura di Giovan Battista Verando - gbverando.laformica@gmail.com

La Formica Argentina è un racconto di Italo Calvino scritto nel 1952 per Botteghe Oscure, una rivista internazionale di letteratura.

Nel breve racconto Calvino esprime il male di vivere, che in questo caso viene dalla natura. Il nemico è la formica argentina, una specie di formica particolarmente aggressiva e prolifica che negli anni Venti e Trenta infestò la Riviera di Ponente. La forza della formica argentina è il suo numero e la sua ostinazione. Il protagonista non riesce a comprendere il "dramma" finché non ne è lui stesso protagonista: "Se lui ci avesse parlato di formiche [...] noi avremmo pensato di trovarci contro un nemico concreto, numerabile, con un corpo, un peso. [...] creature di quelle che si possono toccare, smuovere, come i gatti, i conigli. Qui avevamo di fronte un nemico come la nebbia o la sabbia, contro cui la forza non vale”. I personaggi del racconto hanno diversi modus operandi di fronte al problema. I Reginaudo combattono le formiche con una quantità sproporzionata di insetticidi e veleni che si dimostarano comunque inefficaci. Il capitano Brauni le tortura e le uccide con le sue ingegnose trappole; nonostante riesca eliminare in media 40 formiche al minuto vi è comunque una sproporzione di forze e di numero con i milioni di formiche che proliferano nel territorio. Infine vi è il signor Baudino appartenente all'ENTE PER LA LOTTA CONTRO LA FORMICA ARGENTINA che le nutre con una melassa leggermente avvelenata. Il protagonista si rende conto quasi da subito che non è possibile eliminare la formica argentina e che l'unica soluzione e la convivenza. Il racconto è un crescendo di angoscia di fronte ad un nemico invisibile e non numerabile che rende anche le situazioni più comuni spiacevoli. Insieme all'angoscia cresce anche la paranoia che culmina con l'aggressione della moglie del protagonista al signor Baudino, accusato di favorire la proliferazione delle formiche per mantenere il lavoro impiegatizio. Alla fine del racconto dopo tutti i trambusti, il protagonista, la moglie ed il loro bambino si recano in spiaggia vicino al molo dove notano che non vi sono formiche; quì riescono finalmente a rilassarsi e a godersi la serata.




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29 settembre 2007

Come fa certa gente a parlare ancora?

(ANSA) - VICENZA, 29 SET - Berlusconi, ospite al Parlamento del Nord, rilancia l'alleanza con la Lega e ribadisce la richiesta di tornare al voto. 'Non possiamo accettare un governo tecnico o di transizione, vogliamo le elezioni subito', ha detto sostenendo di avere il 63% nei sondaggi contro il 23% di Prodi. Ha poi proposto di 'aprire un'officina sul futuro governo della Cdl' ed ha assicurato: 'L'importante e' che ci sia l'alleanza con la Lega', impegnandosi per una legge sul federalismo fiscale.

Caro Silvio,
visto che hai parlato al Parlamento del Nord, le elezioni fattele insieme alla lega al Parlamento del Nord. Falle nella tua cameretta insieme a Maroni, Calderoli, Bossi... e chi altro vuoi tu. Ma non ci infastidire ancora con le tue panzane. Il 63% di consensi? Ma chi è il matto che ancora ti voterebbe? Certo Prodi non è il meglio che l'altro schieramento potesse esprimere. Ma l'accordo tra Berlusconi e la lega è la solità accoppiata stile "il Gatto e la Volpe". 
Caro Silvio, spero solo di non doverti sentire ancora parlare del "pericolo comunista". 
Infine, riguardati la costituzione della nostra Repubblica e ricordati: le tue parole non ci manderann mai al voto. Bensì potremmo riandare a votare solamente nel caso, all'interno del Parlamento, non vi fosse più una maggioranza. Questo compito non spetta né a te, né alla stampa manovrata da te e dal resto della politica, né ai cittadini. Spetta al nostro illustrissimo Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il quale, se pur con moderazione, dovrebbe sturarti le orecchie una volta per tutte.
 
Winston Smith




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29 settembre 2007

Scegliere democraticamente

 

riflessioni di Winston Smith - smith.laformica@gmail.com

Come si fa a capire se quella che stai per compiere unascelta veramente democratica?
Senza spremersi troppo le meningi vi riporto il pensiero di Luca Foresti, da lui stesso espresso su 
http://primariepd.org.
Luca scrive:
«Una scelta é democratica se:
1) Chi fa parte del corpo elettorale con diritto di voto per quella scelta sa che verrà presa e che può partecipare;
2) Le regole sono note, capite e usate coerentemente;
3) Chi fa parte di una minoranza ha la possibilità (entro limiti di buon senso) di esprimere le proprie opinioni».

Mi voglio scusare con Luca per aver preso in prestito le sue parole. Mi soffermo su quanto il nostro amico democratico ha detto in merito alle minoranze.
Uno dei principi chiave su cui si fonda la democrazia statunitense -tralasciando tutto quello che di brutto rappresenta a livello planetario - è l'apertura dei gruppi di maggioranza nei confronti di quelli di minoranza. Principio questo che porta, in parlamento, a garantire una ampia partecipazione anche ai gruppi d'opposizione. L'esempio potrebbe sembrarvi poco "calzante", forse anche perchè gli Usa, per una serie di motivi ci appaiono sempre di più come un soggetto impegnato a imprimere il suo potere sul resto del mondo. Ma non è di Bush che si parla qui, ma dei principi ispiratori della democrazia americana.
Non vi piace come esempio?  Allora diamo uno sguardo alla Francia di Sarkozy. Il premier d'oltralpe, ha nominato tra i suoi collaboratori un membro dell'opposizione? Ciò per dimostrare che per governare è necessaria la spinta di tutti. Non è così nel Pd, sia se provieni dai Ds, sia se provieni dalla Margherita. Se non segui l'onda - o l'orda, la differenza è minima in tal caso - sei tagliato fuori. Si rischia di perdere addirittura il saluto da parte di chi hai sostenuto, o che ti ha sostenuto politicamente. Se non basta, sono i tuoi stessi compagni di partito, che hanno punti di vista leggermente divergenti, a "farti le scarpe".

Il Pd in Italia è un esperimento che nasce male. La logica di "facciata" alla quale ci si ispira è quella di stampo francese e americano, ma le dinamiche interne sono quelle del Pci della Dc. Gli eredi di queste due arcaiche entità, Ds e Margherita, apparentemente non parlano più riferendosi ai loro simboli. Ma nelle segrete stanze lo fanno ancora e la composizione di quello che potrebbe essere un organismo dirigente viene deciso dai grandi manovratori del centrosinistra.

Fino  sei mesi fa il messaggio che passava era: i vari Fassino, D'Alema, Marini, Rutelli, Prodi, non avrebbero potuto rappresentare il nuovo partito. Oraperò sono tutti in corsa alle primarie. E meno male che ci voleva la partecipazione della "società civile". I membri della società civile, sono membri di altri partiti, nella migliore delle ipotesi. Nei casi peggiori si tratta di membri di Ds e Dl rimasti a piedi, ma che in un modo o nell'altro andavano accontentati.

Come si fa a comporre una lista? Semplice: si prendono dirigenti dei due maggiori partiti del centrosinistra italiano, e si mischiano come un mazzo di carte. Poi poco importa se c'è un Rutelli o un D'Alema. L'importante è arrivare prima degli altri.
Come si fa ad arrivare prima degli altri? Semplicissimo: in prossimità di scandenze elettorali come quella del 14 ottobre, si deve fornire il minor numero di informazioni. Quelle poche che possono uscire, devono essere anche poco chiare. Altrimenti chiunque "scenderebbe in campo" ... e questo la lobby dei politici non lo può consentire.

Alle primarieper il Partito Democratico, non votate seguendo l'onda... seguite la vostra coscienza.
La coerenza con le proprie idee, oggi, è una delle armi vincenti per chi fa politica. Ma i voltagabbana del Pd, sono già all'opera. E loro, una coscienza, pare proprio non l'abbiano.




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28 settembre 2007

Aspettando il PD - Day

 di Winston Smith

Dopo il V – Day … il D – Day del 14 ottobre, secondo repubblica.it. Sarebbe meglio dire il PD – Day. Sono state presentate: 2.271 liste, 11.355 candidati e candidate all’assemblea costituente del Pd; 22.280 candidature sono avanzate per le assemblee regionali. Circa 40 mila persone che come tanti formichine andranno a costruire il Formicaio Democratico.

La presenza massiccia di candidati è sintomo della volontà della gente di tornare a fare una politica sana? Oppure si tratta di un esercito di diseredati alla ricerca del miglior modo per sbarcare in lunario…?

Si è detto in questi giorni che questi numeri – le quasi 40 mila persone in corsa per la costituente - sarebbero la risposta all’antipolitica? Ma ci facciano il favore… ma li avete visti in faccia quelli inseriti nelle liste? Sono tutti politici di razza… mescolati tra le formiche operaie, molte delle quali non sanno neanche che ci fanno in quelle liste… «Sai, ti ho inserito in lista…dovevamo tappare un buco… No! Non verrai eletto, qua al massimo passano i primi due… ma poi però non preoccuparti: qualcosa da fare te lo troviamo sicuro!». Questo è quello che gli è stato detto a quei poveri illusi, questo è quello che gli avrebbero dovuto dire: «Abbiamo un buco da tappare in lista, visto che ti considero alquanto fesso, ti sto proponendo di fare l’agnello sacrificale, tanto sei solo una formichina operaia, se vuoi ambire a qualcosa di più nella vita… dacci una mano, saremo tuoi debitori!». Debitori? I politici? Siamo noi i debitori per loro!

Di quei 40 mila, quasi 17 mila sono donne… ma le dovete vedere queste donne. In una assemblea pubblica una di queste, ha avuto il coraggio di dire: «Quote rosa o no, noi donne dobbiamo prenderci quello che ci spetta di diritto in politica… dobbiamo occupare i posti che ci spettano di diritto». A sentirle gli occhi ti strabuzzano, tanto che sembri Homer Simpson. Ma come funziona? Alle donne, il posto in politica, glielo diamo perché spetta loro di diritto e non per merito? Ai vecchi della politica gli diamo la poltrona perché altrimenti chi li campa… e ai giovani volenterosi di far politica per la gente gli diamo?? Cosa??

Secondo repubblica.it ci sarebbero stati problemi nel raccogliere le firme a sostegno delle liste. Si parla di “crisi isteriche” per chi non è riuscito a presentare gli elenchi… Crisi isteriche? Oddio… ve lo immaginate un quadro di partito, in preda a un attacco di panico che grida: «Ahhh! Non potrò mai partecipare al processo democratico della nascita di un soggetto politico di tal calibro!!!». Al massimo impreca contro i santi e in cuor suo pensa: «Porco d’un cane, un’altra occasione persa, ora devo tornare a cercar lavoro!».

Ma che baggianate! I partiti si sono organizzati, distribuendo moduli su tutti i comuni dei collegi per raccogliere 20 firme per ogni sezione dei Ds e della Margherita… Chi non ha firmato è stato intimidito… Adesso iniziano pure le raccomandazioni da “bulletto di quartiere”: «Oh! Mi raccomando, questa è la lista che portiamo noi, quella del candidato xxxxx non facciamo scherzi!». La raccomandazione arriva sempre da individui che si nascondono dietro i nomi dei big candidati, senza però che si sappia che in quelle liste ci sono anche loro… almeno fino al momento dell’ufficializzazione.

E adesso che i giochi sono fatti si può anche passare il tempo a scambiarsi battute e punti di vista sui programmi, sui contenuti… ora? Solo ora si parla di contenuti?

Ho chiesto in giro: voi non la sentite questa ventata di aria nuova? Mi hanno risposto: «Senti, hai le narici bruciate dalle sigarette oppure ci prendi per il …? Noi sentiamo solo la puzza dell’inquinamento delle fabbriche!».

E’ stata fatta poca chiarezza, poche sono state le informazioni date alla popolazione circa i meccanismi che dovrebbero creare questo nuovo partito, in base a principi di trasparenza. Si è giocato ancora una volta sui legami che i singoli hanno con i volti troppo noti della politica. Pci, Pds, Ds, Pd… che altro verrà dopo? Pp? E forse l’involuzione in Dc?

E non venite a dirmi che sono di destra, perché sono più democratico, più riformista, più si sinistra di tutti voi messi insieme!




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28 settembre 2007

La forza dei monaci

 di Enzo Bianchi (Priore di Bosa) da La Stampa

File interminabili di monaci che camminano silenziosi e risoluti in mezzo a due ali di folla con le loro teste rasate e gli abiti cremisi e arancioni; monaci accovacciati inermi di fronte a militari in assetto antisommossa.
Bocche abituate al silenzio coperte da mascherine antilacrimogeni; monaci anziani e giovani feriti, uccisi, imprigionati, bastonati... Il mondo sembra scoprire tragicamente solo in queste ore un intero Paese e, al cuore di esso, i suoi monaci. E, stupito, si chiede quale forza interiore li muova e faccia di loro una leva cui si affida per il proprio riscatto un popolo vessato da un regime dittatoriale.
Persone che noi frettolosamente giudichiamo «fuori dal mondo», distaccate dalle ambizioni e dalle preoccupazioni che abitano i loro contemporanei, si rivelano le più capaci di cogliere le radici di un disagio e di una insostenibilità della vita, quelle maggiormente in grado di dare voce - paradossalmente attraverso il silenzio - al grido soffocato dell’oppresso, di farsi carico della sofferenza e della dignità di un’intera nazione. Di loro ci accorgiamo solo in situazioni estreme, come ai tempi dei bonzi che si davano fuoco in Vietnam, della precedente rivolta in Birmania o della resistenza e dell'esilio dei lama tibetani, icona di un popolo martoriato; oppure li confiniamo in un fascinoso mondo poetico, come i protagonisti de l'Arpa birmana o del più recente Primavera, estate, autunno, inverno... e ancora primavera. Eppure essi sanno cogliere con estrema concretezza ciò che ai più sfugge: la radice ultima delle cose.
Questo dipende indubbiamente da alcune caratteristiche proprie del buddhismo e dei suoi monaci: una via «monastica» nella sua essenza e struttura, al cui interno ogni giovane è invitato a trascorrere un tempo come monaco nel proprio percorso di formazione umana; una società dove la gente normale incontra ogni giorno sul proprio cammino i monaci che, in silenzio, nella fiducia e nell’abbandono alla generosità dell’altro, chiedono per strada una ciotola di riso, nutrimento per loro sì, ma soprattutto occasione per il donatore di perseguire la rettitudine della propria vita. Non a caso abbiamo visto in questi giorni immagini di monaci che tenevano ostentatamente rovesciata la propria ciotola, in segno di estrema protesta, come a dire: noi siamo disposti a privarci del cibo, ma priviamo nel contempo questa società ingiusta della via maestra per compiere un’azione meritoria.
Ma in questa epifania della capacità dei monaci birmani di catalizzare il sentire della gente comune ritroviamo soprattutto alcuni tratti comuni al monachesimo come fenomeno antropologico, prima ancora che come elemento interno a una determinata via religiosa. La vita monastica, infatti, è un fenomeno umano, quindi universale, che presenta gli stessi caratteri a tutte le latitudini, presente nella storia non solo delle varie religioni, ma anche di alcune correnti e scuole filosofiche. È una forma di vita che da sempre riguarda sia uomini che donne e che si caratterizza per il celibato e per una certa separazione dall’ambiente sociale e sovente anche religioso di appartenenza: elementi che da soli ne spiegano la natura di presenza sempre minoritaria. Quale elemento marginale, il monaco emerge da un’area esogena ma, facendo parte del sistema endogeno della religione e della società, rappresenta un agente esterno che lavora ed è efficace all’interno.

Il monachesimo non resta mai completamente esogeno, «altro» - pena il divenire settario ed ereticale - ma non è neanche mai interamente endogeno, come se fosse una forza che nasce e si sviluppa all’interno del sistema istituzionale. Questa duplice appartenenza del monaco fa sì che, come minoranza efficace, inoculi all’interno del sistema religioso e sociale una diastasi che è sempre e congiuntamente di edificazione e di contestazione. In qualche misura il monaco mantiene il contatto con la cultura dominante, ma esprime anche una protesta, e ricerca un urto con questa, ponendosi in contrasto con la «via media». «Compito peculiare del monaco - scriveva Merton, un monaco d’Occidente così familiare al monachesimo buddhista - è tener viva nel mondo moderno l’esperienza contemplativa e mantenere aperta per l’uomo tecnologico dei nostri giorni la possibilità di recuperare l’integrità della sua interiorità più profonda». Sì, il monachesimo è controcultura, cioè cultura altra, minoritaria ma, proprio per questo, capace di svolgere un ruolo determinante ed efficace nel lungo termine. Allora, non chiediamoci per chi e perché manifestano i monaci birmani: essi manifestano anche per noi, avvolti nella miope I' opulenza del nostro Occidente malato di mancanza di senso.




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28 settembre 2007

Aung San Suu Kyi, biografia di un leader democratico

 
(AGI) - Yangon, 26 set. - Aung San Suu Kyi, 62 anni, una laurea a Oxford in filosofia, politica ed economia, e' per i birmani quello che Nelson Mandela ha rappresentato per i sudafricani: forse l'unica speranza che un giorno ci sara', anche nel loro Paese, la liberta' e la democrazia e verra' posta fine alla repressione militare. Ma San Suu Kyi e' anche un simbolo internazionale della resistenza pacifica contro le dittature.
  Come leader della Lega Nazionale per la Democrazia, il principale partito di opposizione nel Myanmar, la donna ha trascorso piu' di undici degli ultimi diciotto anni fra carceri e arresti domiciliari. Nel 1991 le fu conferito il premio Nobel per la pace per i suoi sforzi di portare la democrazia in Birmania. Alla cerimonia per il ritiro del riconoscimento Francis Sejested, presidente del comitato del Nobel per la pace, ha definito San Suu Kyi 'un esempio mirabile di potere dei senza potere'. E gli U2, la band irlandese guidata da Bono Vox, le hanno dedicato la canzone 'Walk on' (vai ancora avanti).
  Dopo un periodo trascorso all'estero (India, Inghilterra, Giappone e Buthan), San Suu Kyi - figlia del generale Aung San, eroe dell'indipendenza birmana assassinato nel 1947, quando lei aveva appena due anni - e' tornata nel suo Paese nel 1988. Nel 1989 viene condannata agli arresti domiciliari con la legge marziale dichiarata dalla giunta. Nel 1990 il suo partito, la Nld, vince le elezioni ma il risultato non viene riconosciuto dai militari. Nel luglio 1995 la liberazione, ma con restrizione nei movimenti. Di nuovo arrestata e confinata in casa nel settembre 2000 per aver cercato di raggiungere la citta' di Mandalay, nonostante il divieto impostole dal regime, e' stata successivamente rilasciata senza condizioni nel 2002.
  Nel 2003, pero', e' di nuovo arrestata per scontri fra esponenti del suo movimento e una manifestazione filogovernativa. A settembre di quell'anno, per problemi ginecologici le viene permesso di tornare a casa ma sempre in stato di fermo.
  Durante i periodi di detenzione, la leader birmana ha fatto esercizi di meditazione, migliorato la sua conoscenza del francese e del giapponese e suonato il piano. Recentemente ha potuto incontrare altri esponenti della Nld e anche l'inviato speciale delle Nazioni unite Razali Ismail. Ma spesso, nei lunghi periodi di confino, San Suu Kyi non ha potuto vedere i suoi due figli e il marito, l'accademico britannico Michael Aris, morto di cancro nel 1999. In quella triste occasione, le autorita' birmane le hanno offerto la posibilita' di ragggiungere l'Inghilterra, ma lei ha rifiutato per timore che non l'avrebbero piu' lasciata rientrare nel Paese.
  Aung San Suu Kyi, che si e' sempre ispirata a Martin Luther King e al Mahatma Gandhi, ha piu' volte ribadito che gli anni di detenzione hanno rafforzato in lei la voglia di lottare per tutti i cittadini della Birmania. (AGI)

Cliccate su questo link www.dassk.com/links.php?go=6 ... è il sito di Aung San Suu Kyi... tenetevi informati!!!




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28 settembre 2007

L'asino tra i fiori (le foglie e quant'altro)

di Giovan Battista Verando - gbverando.laformica@gmail.com  

** a puntate

Non vi meravigliate; ho molti predecessori: conferenzieri che hanno parlato della quadratura del circolo, dei bottoni, della malattia del sonno, dell'intonarumori, delle parole in libertà. Io vi parlerò, più umilmente, dell'Asino.

Penso che tra gli acrobati della politica, i ciarlatani del giornalismo, i democratici da Università popolare e i cavadenti della procedura e del diritto, l'Asino sia forse il solo essere che meriti ancora la nostra ammirazione e il nostro ossequio.

Certo io non vi consiglierei di esagerare questa vostra benevolenza. Emulereste quella signorina francese di cui parla un nostro letterato. La signorina assisteva da una finestra al supplizio di un regicida. La folla era stipata sulla piazza e la soldatesca durava fatica a contenere l'onda del popolo che minacciava di rovesciarsi contro gli esecutori. Sopra il palco quattro asini attaccati alle membra dello sciagurato si sforzavano di lacerarne il corpo. Le grida della vittima agghiacciavano i presenti. La signorina contemplò lungamente questo pauroso spettacolo e poi disse con aria di profonda commiserazione “ povere bestie! Che sudata!". Certo la signorina esagerava; ma io mi son detto più volte perchè si dica:

Asino calzato e vestito,

lavar la testa all'Asino,

Quì casca l'Asino,

Raglio d'Asino non giunge in cielo,

Donne, Asini e noci voglion mani atroci.

A dispetto di tale ostilità, vi fu chi si gloriò di possedere un nome derivato dall'Asino.Cornelio Asina, Marco Asellione, Asinio Gallo, e finalmente Asinio Pollione ch'ebbe lodi da Orazio e...non per nulla fu nominato bibliotecario dell'Imperatore.

I Romani lo cantarono in unguentis; in floribus; e si ricongiungono agli indiani che lo chamarono “Gandarva”: colui che si muove tra i profumi.

“Dotato di eterna giovinezza e virtù profetica, vincitore nella corsa, custode e dispensatore della ricchezza; simbolo di fecondità e di abbondanza; amante dei profumi ed insediatore delle belle “il Gandarva” degli indiani è danzatore, è il musico, è il dio. Lo chiamarono anche “Gardabba”: il risonante. La parola è un indice dell'alta considerazione in cui era tenuto, se anche non depone a favore del senso musicale degli indiani.

Il “Gandarva” è intraprendente come un celibe: abbandona qualche volta i suoi regni, mette in giuoco la propria divinità, per discendere tra i mortali ad insidiare le fanciulle inesperte -a quell'epoca ce ne erano ancora- o le mogli legittime.
Immaginate i diverbi, le contese famnigliari tanto più gravi in un tempo in cui i mariti non erano ancora abituati a chiudere gli occhi filosoficamente ed erano sconosciute le sacre comodità della separazione legale.
Ma se un mortale avesse osato turbare la serenità coniugale del dio, veniva mutato in asino.
Anche al Finzi sembra di poco buon gusto mutarsi in asino per amore; ma la cosa non deve meravigliarvi perchè è molto frequente.

(Fine prima parte)


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